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	<description>Agenzia di Comunicazione, Creazione siti web</description>
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		<title>La più irresistibile strategia è la Verità</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 18:48:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p> <p>Qualche giorno fa ho trovato in libreria una nuova rivista dal titolo &#8220;Bill &#8211; Un&#8217;Idea di Pubblicità&#8221;.<br /> All&#8217;interno, oltre ad altri interessanti articoli, che in parte devo ancora leggere, un&#8217;intervista ad uno dei più influenti pubblicitari al mondo: Sir John Hegarty, fondatore della BBH.<br /> Nell&#8217;intervista, realizzata da Guido Cornara, John Hegarty risponde ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-290" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="John Hegarty" src="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2012/02/JohnHegarty1-150x150.jpg" alt="John Hegarty" width="150" height="150" /></p>
<p>Qualche giorno fa ho trovato in libreria una nuova rivista dal titolo &#8220;Bill &#8211; Un&#8217;Idea di Pubblicità&#8221;.<br />
All&#8217;interno, oltre ad altri interessanti articoli, che in parte devo ancora leggere, un&#8217;intervista ad uno dei più influenti pubblicitari al mondo: Sir John Hegarty, fondatore della BBH.<br />
Nell&#8217;intervista, realizzata da Guido Cornara, John Hegarty risponde ad alcune domande sul rapporto tra brand, pubblicità ed attualità sulle quali merita riflettere:</p>
<p><em>Un po&#8217; di tempo fa hai dichiarato che questo è il momento migliore per lavorare in pubblicità. La pensi ancora così?<br />
</em>Senza dubbio questo è il momento migliore per essere in pubbli­cità. Dal momento che sempre più brand sono in competizione per ricevere più attenzione, e dato che la tecnologia sta esplo­dendo intorno a noi, l&#8217;abilità di ridurre idee complesse (trasfor­mandole) in messaggi semplici, memorabili e persuasivi diventa ancora più preziosa.<br />
<em><br />
E&#8217; interessante leggere nel tuo libro che la pubblicità deve ave­re umanità, proprio mentre sembra sempre più dominata dal cinismo. Qual è esattamente il ruolo e l&#8217;importanza dell&#8217;inte­grità e dell&#8217;umanità nella nostra professione?<br />
</em>La più irresistibile strategia di lungo termine che qualunque brand possa utilizzare è la verità. L&#8217;abilità sta nell&#8217;esprimerla in un modo che sia memorabile. La verità è al centro di ogni brand. La strada per costruire la fiducia è abbracciare la verità.</p>
<p><em>Pensando alle proteste tipo Occupy Wall Street o gli Indigna­dos, queste sono buone notizie per la democrazia, ma lo sono anche per i brand? In altri termini, secondo te sta diventando sempre più difficile per le marche creare lealtà, intimità, e soprattutto fiducia?<br />
</em>No, è piuttosto il contrario. Tutto questo crea l&#8217;opportunità per i brand di costruire una relazione più sensata e trasparente con il loro potenziale pubblico. Ma dobbiamo tutti ricordarci di una cosa: ci vuole un tempo lunghissimo per costruire la fiducia, e un secondo per distruggerla.</p>
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		<title>Parlare a tutti</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 15:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2012/02/occupyWallStreet1.jpg"></a>Mi metto comoda e faccio un po&#8217; di zapping. Incontro donne curatissime che si aggirano in Spa di lusso per farsi fare uno shampoo. Poi trovo una coppia rilassata afflitta da un unico dubbio categorico: se trascorrere le vacanze in montagna, al mare o a Venezia. Ora vedo una ragazza dal caschetto dorato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2012/02/occupyWallStreet1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-285" title="Occupy Wall Street - Manifesto" src="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2012/02/occupyWallStreet1-150x150.jpg" alt="Manifesto di Occupy Wall Street" width="150" height="150" /></a>Mi metto comoda e faccio un po&#8217; di zapping. Incontro donne curatissime che si aggirano in Spa di lusso per farsi fare uno shampoo. Poi trovo una coppia rilassata afflitta da un unico dubbio categorico: se trascorrere le vacanze in montagna, al mare o a Venezia. Ora vedo una ragazza dal caschetto dorato e dalle ciglia grandi, grandissime, amplificate da un volume smisurato. Poi adolescenti con un grande problema esistenziale: la forfora che va e viene. Finisco su una coppia modello che decide di non comprare un&#8217;auto perché vuol spendere molto di più e chiudo su un uomo che produce acidi in grado di corrodere lo spazzolino. Credo che per ora possa bastare.<br />
A questo punto una domanda mi sorge spontanea: ma il mondo reale dove è finito?<br />
E&#8217; possibile che qua fili sempre tutto liscio? Che non esistano mai veri problemi, ostacoli, impedimenti?<br />
Mi guardo intorno e vedo che nel mondo reale si diffonde la protesta, una protesta organizzata che assume le forme più svariate e utilizza tutti i mezzi di comunicazione che sono oggi a nostra disposizione, che invia messaggi diretti e ben precisi ad interlocutori ben definiti ( i gruppi finanziari e le istituzioni ) ma nel fare questo riesce a farsi capire da tutti.<br />
Occupy Wall Street è un case study che certamente molti pubblicitari hanno avuto modo di studiare.<br />
Non c&#8217;è alcun dubbio sul fatto che Pubblicità e Protesta condividano molte regole, ma mentre in Italia pare si sia radicata l&#8217;idea di Pubblicità come regno dell&#8217;irrealtà in cui sembra non esistano crisi, problemi, ostacoli e sembra che ci si rivolga solo ad una elite ristretta di persone, la Protesta riesce a formulare dei messaggi in grado di arrivare a tutti.<br />
In un&#8217;epoca in cui sempre più brand sono in competizione per ricevere &#8220;attenzione&#8221; forse sarebbe il caso di abbandonare gli stereotipi e consentire al brand di costruire una relazione più reale e trasparente con il resto del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sai riconoscere una sigaretta ad occhi chiusi? La storia del brand Marlboro</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 11:43:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orietta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Metti sul tavolo 3 sigarette, una Marlboro, una Winston e una Diana, siediti, bendati gli occhi, mischiale e accendine una, poi un&#8217;altra e poi un&#8217;altra&#8230; prova ora a riconoscere la marca della sigaretta che stai fumando.<br /> Beh, ad oggi i consumatori sottoposti a “blind test” (ai test ciechi) non sono stati in grado di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-242" title="Marlboro 1971" src="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2012/01/marlboro-150x150.jpg" alt="Manifesto Marlboro 1971" width="150" height="150" />Metti sul tavolo 3 sigarette, una Marlboro, una Winston e una Diana, siediti, bendati gli occhi, mischiale e accendine una, poi un&#8217;altra e poi un&#8217;altra&#8230; prova ora a riconoscere la marca della sigaretta che stai fumando.<br />
Beh, ad oggi i consumatori sottoposti a “blind test” (ai test ciechi) non sono stati in grado di farlo&#8230;</p>
<p>Eppure Marlboro è la sigaretta più venduta nel Mondo!!!<br />
Ma non è stato sempre così&#8230;</p>
<p>Marlboro nasce negli anni &#8217;50 come “sigaretta da donna” con tanto di filtro color rosso per nascondere le tracce di rossetto. Ma è un flop, le donne che fumano vogliono fumare sigarette da uomo! La <a title="Philip Morris su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Altria_Group" target="_blank">Philip Morris</a>, proprietaria del marchio, decide di mantenere il nome che è simmetrico e suona bene ma cambia direzione: la Marlboro diventa sigaretta da uomo.<br />
<a title="Louis Cheskin su Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Louis_Cheskin" target="_blank">Louis Cheskin</a> realizzerà il pacchetto cartonato che diventerà una delle icone del &#8217;900 e <a title="Leo Burnett su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leo_Burnett" target="_blank">Leo Burnett</a> sceglie il cow-boy come testimonial ma si tratta di un cow-boy troppo “raffinato” ed il marchio non decolla. Si cambia allora soggetto e si propone la figura dell&#8217;uomo tatuato e misterioso&#8230; ma niente da fare. Si cambia ancora tema proponendo persone comuni, lavoratori che dopo una lunga giornata possono finalmente concedersi un momento di relax fumandosi una sigaretta in santa pace (“Make yourself comfortable”) ma i risultati sono ancora scarsi. Nel 1963 Leo Brunett riprende in mano la situazione riproponendo il Cow-boy ma questa volta sceglie un vero Cow-boy, impolverato, con la pelle cotta dal sole e lo sguardo blu diretto all&#8217;orizzonte. Il successo è immediato.<br />
Da allora, in un mondo di fumatori che non sanno distinguere le sigarette dal sapore, Marlboro è la sigaretta più venduta in assoluto!</p>
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		<title>Logotipo auto-prodotti? No grazie</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 16:59:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/logo_restyling.jpg"></a>Il logotipo sta all&#8217;Azienda (o al Brand) come il sale sta all&#8217;acqua marina, così, come il sale conferisce all&#8217;acqua marina il caratteristico odore che il vento trasporta lontano, ricordandoci di cosa sa il mare,  nello stesso modo il logo ci dice di cosa sa l&#8217;Azienda. Il logo è l&#8217;istanza prima del marchio, l&#8217;elemento primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/logo_restyling.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-215" title="Logo restyling" src="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/logo_restyling-150x150.jpg" alt="Simbolo di marchio registrato" width="150" height="150" /></a>Il logotipo sta all&#8217;Azienda (o al Brand) come il sale sta all&#8217;acqua marina, così, come il sale conferisce all&#8217;acqua marina il caratteristico odore che il vento trasporta lontano, ricordandoci di cosa sa il mare,  nello stesso modo il logo ci dice di cosa sa l&#8217;Azienda. Il logo è l&#8217;istanza prima del marchio, l&#8217;elemento primo con cui l&#8217;Azienda parla di se; ciò non di meno troppo spesso la creazione di tale elemento viene affidata al caso.</p>
<p>Quante volte nell&#8217;arco di un giorno veniamo a contatto con un&#8217;Azienda semplicemente per tramite del suo logotipo?<br />
Spesso, basta camminare per strada e osservare le fiancate dei veicoli commerciali in coda nel traffico, o connettersi in rete e visitare qualche sito web aziendale alla ricerca di un prodotto da acquistare; ebbene quante volte, specie quando si ha a che fare con piccole realtà aziendali (ma non solo), ci è sembrato che i logotipi proposti non fossero all&#8217;altezza della situazione?</p>
<p>Progettare un logo è un&#8217;attività complessa, che richiede non solo creatività, ma anche e soprattutto competenza e professionalità; l&#8217;assenza di tali ingredienti porta spesso a risultati poco gradevoli e se i gusti sono gusti è però vero che il non rispetto di norme  e linee guida elementari proprie del  graphic design, del marketing e della comunicazione portano ad errori grossolani; ecco perché l&#8217;auto-produzione di logotipo è un&#8217;attività largamente sconsigliata.</p>
<p>Ma, se sbagliare è umano, perseverare è diabolico, sfatiamo quindi un mito: quello secondo il quale un logo non si può e non si deve mai toccare e nessun restyling è ammissibile; non è vero si può e si deve, si può e si deve quando un logo non è adeguato, si può e si deve anche quando il restyling serve solo a rimanere al passo con i tempi.<br />
Semmai è il come che va considerato con attenzione.</p>
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		<title>Il Marketing 3.0, e lo spirito umano</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 12:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/marketing_3_0.jpg"></a>Nel 2010 esce un interessantissimo libro del guru del marketing Philip Kotler, universalmente riconosciuto padre del marketing moderno, dal titolo &#8220;Marketing 3.0&#8243; scritto in collaborazione con Hermawan Kartajaya fondatore e Ceo di MarkPlus, la più importante società di marketing indonesiana.<br /> Il termine &#8220;Marketing 3.0&#8243;, che da il titolo al libro, viene coniato nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/marketing_3_0.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-217" title="Marketing 3.0" src="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/marketing_3_0-150x150.jpg" alt="Il Marketing 3.0 parla allo spirito del consumatore" width="150" height="150" /></a>Nel 2010 esce un interessantissimo libro del guru del marketing Philip Kotler, universalmente riconosciuto padre del marketing moderno, dal titolo &#8220;Marketing 3.0&#8243; scritto in collaborazione con Hermawan Kartajaya fondatore e Ceo di MarkPlus, la più importante società di marketing indonesiana.<br />
Il termine &#8220;Marketing 3.0&#8243;, che da il titolo al libro, viene coniato nel 2005 dal team di MarkPlus, negli anni successivi Kotler e Kartajaya svilupperanno a pieno il concetto che costituisce argomento del libro.</p>
<p>L&#8217;idea è semplice e consiste in una specie di teoria evolutiva del marketing in tre tappe.<br />
Dopo il marketing 1.0 ovvero il marketing incentrato sul prodotto e le sue caratteristiche, si è assistito, grazie all&#8217;avvento della rete e dei suo luoghi di socializzazione (blog, social network, ecc.) a una seconda vita del marketing che è diventato 2.0 per accogliere le istanze provenienti dalla società, una società profondamente cambiata poco incline ad acquistare meri prodotti ma interessata invece a consumare esperienze e a condividerle con gli altri nell&#8217;intento di vivere autentiche emozioni.<br />
Ebbene, dopo aver venduto prodotti, dopo aver venduto emozioni, il marketing, nella sua terza tappa, dovrà vendere necessariamente valori umani.</p>
<p>In altri termini, il marketing, dopo essersi rivolto alla mente del consumatore, dopo essersi rivolto alla sua mente e al suo cuore, dovrà nella prossima fase rivolgersi necessariamente alla sua mente, al suo cuore e al suo spirito in un&#8217;ottica olistica: &#8220;Il marketing dovrà evolvere a una terza fase, nella quale si rivolgerà allo spirito dei consumatori. Gli operatori di marketing dovranno sforzarsi di comprendere le ansie e i desideri dei consumatori e, per non perdere la sintonia con loro, realizzare ciò che Stephen Covey chiama «sblocco del codice dell&#8217;anima». Le imprese, dovranno guardare ai consumatori in un’ottica olistica, cioè come esseri umani completi fatti di mente, cuore e spirito. Il punto è non dimenticare lo spirito.&#8221;</p>
<p>Alla base della definizione di marketing 3.0 secondo Kotler sta il modello delle &#8220;3 i&#8221; dove un triangolo ben bilanciato di  Marca, posizionamento e differenziazione agisce sulle tre &#8220;i&#8221;: Identità di Marca, Immagine di Marca e Integrità di Marca, elementi che a loro volta comunicano rispettivamente con la mente, il cuore e lo spirito del consumatore: &#8221;L&#8217;identità di marca riguarda il posizionamento del brand nella mente dei consumatori. Affinché la marca sia distinguibile in modo netto e univoco nel mercato, che è affollato e confuso, il posizionamento deve essere originale e inconfondibile, oltre che, naturalmente, congruente con i bisogni e i desideri razionali dei consumatori. L’integrità di marca, invece, riguarda la capacità di mantenere ciò che si afferma mediante il posizionamento e la differenziazione. Ha cioé a che fare con la credibilitià, con il mantenimento delle promesse e con la conquista della fiducia dei consumatori. L’obiettivo cui mira l&#8217;integrità di marca é lo spirito dei consumatori. Infine, l&#8217;immagine di marca riguarda l&#8217;acquisizione di una quota consistente delle emozioni del consumatore: il valore della marca dovrebbe fare appello ai bisogni e ai desideri emozionali dei consumatori al di là delle mere caratteristiche e funzioni del prodotto. E&#8217; in questo senso che il triangolo deve essere in sintonia con l’essere umano nella sua unitarietà di mente, cuore e spirito.&#8221;</p>
<p>Non v&#8217;è alcun dubbio che tutto ciò è già da tempo in atto in molte realtà aziendali e nei maggiori Brand che occupano i mercati.</p>
<p>Bibliografia: &#8220;Marketing 3.0&#8243; Philip Kotler &#8211; Gruppo 24 Ore</p>
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		<title>GreenFacebook</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 11:28:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/GreenPeaceFacebook.jpg"></a>Siglato un accordo di collaborazione tra Facebook e Greenpeace per un web più verde.<br /> In base all&#8217;accordo Facebook  lavorerà affinché  un giorno, speriamo non lontano, l&#8217;energia necessaria al funzionamento dei propri data center possa provenire esclusivamente da fonti rinnovabili e non dal carbone.</p> <p>I due porteranno inoltre avanti una campagna, iniziata già da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/GreenPeaceFacebook.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-209" title="Siglato accordo tra Facebook e Greenpeace" src="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/GreenPeaceFacebook-150x150.jpg" alt="Facebook e Greenpeace logos" width="150" height="150" /></a>Siglato un accordo di collaborazione tra Facebook e Greenpeace per un web più verde.<br />
In base all&#8217;accordo Facebook  lavorerà affinché  un giorno, speriamo non lontano, l&#8217;energia necessaria al funzionamento dei propri data center possa provenire esclusivamente da fonti rinnovabili e non dal carbone.</p>
<p>I due porteranno inoltre avanti una campagna, iniziata già da tempo in realtà da Greenpeace, per convincere altre grandi Aziende come Microsoft o IBM a puntare sulle fonti rinnovabili per l&#8217;alimentazione delle loro infrastrutture IT.</p>
<p>Facebook avvierà infine iniziative volte a sensibilizzazione i propri utenti iscritti sul tema del risparmio energetico.</p>
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		<title>Get Coupon sulle pagine di Facebook</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 14:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/FacebookCoupon.jpg"></a>Presto sarà possibile distribuire sulle pagine Facebook i propri coupon promozionali. La nuova funzionalità, in fase di test, consentirà infatti alle Aziende l&#8217;inserimento dei Coupon in normalissimi post della propria pagina.</p> <p>Attraverso il pulsante &#8220;Get Coupon&#8221; i Clienti potranno scaricare il loro coupon spendibile on-line o nei punti vendita coinvolti.<br /> I post contenenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/FacebookCoupon.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-213" title="Coupon Facebook per inserzioni Aziende" src="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/FacebookCoupon-150x150.jpg" alt="Su Facebook presto disponibile l'opzione Get Coupon" width="150" height="150" /></a>Presto sarà possibile distribuire sulle pagine Facebook i propri coupon promozionali. La nuova funzionalità, in fase di test, consentirà infatti alle Aziende l&#8217;inserimento dei Coupon in normalissimi post della propria pagina.</p>
<p>Attraverso il pulsante &#8220;Get Coupon&#8221; i Clienti potranno scaricare il loro coupon spendibile on-line o nei punti vendita coinvolti.<br />
I post contenenti un coupon potranno poi essere condivisi come qualsiasi  altro post con gli amici.</p>
<p>Un&#8217;iniziativa particolarmente interessante per le Aziende che fanno marketing con i social network, i vantaggi sono almeno due, da un lato si riduce il numero di click necessario perché un Cliente possa conquistare il proprio coupon, dall&#8217;altro si favorisce la condivisione innescando un possibile effetto virale.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Imprese italiane e ICT</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 16:17:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/imprese_italiane_ICT.jpg"></a>Una recente indagine svolta dall&#8217;ISTAT fotografa l&#8217;uso da parte delle Imprese italiane delle tecnologie informatiche nei processi aziendali e nella comunicazione.</p> <p>Secondo la ricerca:</p> Nel 2011 il 94,3% delle imprese con almeno 10 addetti dispone di una connessione a Internet. L’88,3% delle aziende è connesso a Internet tramite tecnologie in banda larga fissa o mobile, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/imprese_italiane_ICT.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-219" title="Imprese italiane e ICT" src="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/imprese_italiane_ICT-150x150.jpg" alt="Indagine ISTAT su Imprese italiane e ICT" width="150" height="150" /></a>Una recente indagine svolta dall&#8217;ISTAT fotografa l&#8217;uso da parte delle Imprese italiane delle tecnologie informatiche nei processi aziendali e nella comunicazione.</p>
<p>Secondo la ricerca:</p>
<ul>
<li>Nel 2011 il 94,3% delle imprese con almeno 10 addetti dispone di una connessione a Internet.</li>
<li>L’88,3% delle aziende è connesso a Internet tramite tecnologie in banda larga fissa o mobile, ma il 73,3% delle imprese connesse a Internet dispone ancora di velocità inferiori a 10 Mbit/s.</li>
<li>Il 62,6% delle imprese dispone di un sito web, ma solo il 35% di questi siti fornisce almeno un servizio di elevata interazione con l’utente.</li>
<li>Nel corso del 2010, il 65,2% delle imprese ha fatto uso di servizi informativi offerti on-line dalla Pubblica Amministrazione e il 39,3% ha inviato alla P.A. moduli compilati on-line.</li>
<li>Il commercio elettronico viene effettuato da circa tre imprese su 10, ma solo il 5,4% vende on-line i propri prodotti o servizi realizzando un fatturato pari al 5% di quello totale.</li>
<li>Il tema delle tecnologie &#8220;verdi&#8221; (green Ict) viene affrontato da quasi una impresa su due attraverso l’adozione di iniziative finalizzate a ridurre il consumo energetico delle  apparecchiature ICT o l’utilizzo di applicazioni IT atte a ridurre i consumi di energia dei processi aziendali.</li>
</ul>
<div>Trovi il testo completo al seguente link: <a title="Ricerca  ISTAT: ICT e Imprese italiane" href="http://www.istat.it/it/archivio/48044" target="_blank">www.istat.it/it/archivio/48044</a>.</div>
<div>Fonte: <a title="Sito web ISTAT" href="http://www.istat.it" target="_blank">ISTAT</a></div>
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		<title>Web 1.0, web 2.0 e web 3.0</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 15:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Design]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>All&#8217;inizio era il web in seguito ridefinito web 1.0, poi venne il web 2.0 e in men che non si dica si cominciò a parlare di web 3.0.</p> <p>Web 1.0, 2.0 e 3.0 tracciano il percorso evolutivo del web dalle origini al futuro. Non esistono definizioni ben precise per questi tre termini, che sono oggetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-227" title="Web 1.0 - 2.0 - 3.0" src="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/web_1_2_3-150x150.jpg" alt="Evoluzione del Web da 1.0 a 2.0 a 3.0" width="150" height="150" />All&#8217;inizio era il web in seguito ridefinito web 1.0, poi venne il web 2.0 e in men che non si dica si cominciò a parlare di web 3.0.</p>
<p>Web 1.0, 2.0 e 3.0 tracciano il percorso evolutivo del web dalle origini al futuro. Non esistono definizioni ben precise per questi tre termini, che sono oggetto di numerose discussioni.<br />
Possiamo realisticamente individuare due categorie di differenze in base alle quali diversificare i tre tipi di web; la prima categoria attiene alle tecnologie utilizzate, la seconda attiene  invece al rapporto tra mezzo e società.</p>
<p>Per quanto riguarda la prima categoria di differenze, se è vero che le tecnologie base del web, come i protocolli di comunicazione, che hanno consentito la nascita di Internet, sono fondamentalmente rimaste le stesse dalle origini ad oggi, è però vero che le tecniche per lo sviluppo e la gestione di dei siti web sono profondamente cambiate nel corso del tempo; se si guarda ad esempio ai linguaggi con cui viene scritto il codice delle pagine web all&#8217;inizio si utilizzava l&#8217;HTML poi venne l&#8217;XHTML un HTML basato su XML e infine HTML 5 (che al momento in cui scriviamo non è ancora standard W3C).<br />
Inoltre alcune tecniche hanno subito perfezionamenti e/o modalità di utilizzo migliori, così mentre all&#8217;inizio ad esempio ogni richiesta di nuove risorse all&#8217;interno di una pagina comportava inevitabilmente un nuovo caricamento di quella pagina, oggi grazie a Ajax è possibile fare la stessa cosa caricando solo i dati richiesti e non di nuovo l&#8217;intera pagina.<br />
I motori di ricerca hanno subito un&#8217;evoluzione continua, con il perfezionamento dei propri algoritmi al fine di  migliorare la pertinenza dei risultati delle ricerche; prossimo traguardo  il motore di ricerca semantico.<br />
Il passaggio dalle linee telefoniche analogiche a quelle digitali con l&#8217;avvento della banda larga ha poi consentito la fruizione di contenuti un tempo improponibili come audio e video.</p>
<p>Per quanto riguarda invece la seconda categoria di differenze, possiamo osservare come si siano evolute le modalità di interazione con il  mezzo da parte degli utenti; grazie sopratutto all&#8217;avvento dei social network, l&#8217;utente oggi non è più semplice fruitore di contenuti, ma anche e sopratutto colui che li crea e li condivide con gli altri, in questo senso anche lo stesso termine &#8220;utente&#8221; sembra ormai superato in quanto, in qualche modo, gerarchico o verticale.</p>
<p>In base a queste differenze potremmo allora tentare di definire almeno due dei tre web in questo modo:</p>
<p>Web 1.0, il web delle origini, dove la comunicazione era quella tipica dei Media tradizionali da uno a molti, l&#8217;utente poteva fruire  di contenuti limitati controllati dall&#8217;emittente e nessun strumento di interazione.</p>
<p>Web 2.0, il web attuale, dove la comunicazione si fa sempre più da molti a molti, l&#8217;utente (il prosumer, produttore-consumatore, in termini di marketing) crea e condivide contenuti di ogni genere: testi, audio, video, foto; scambia liberamente commenti e opinioni su prodotti, Brand e Aziende, oltre a fare tutto ciò che era consentito dal web 1.0.</p>
<p>Web 3.0 il web del futuro, &#8230;, &#8220;oltre a fare tutto ciò che era consentito dal web 2.0&#8243; (oppure no).<br />
Cloud computing, web semantico, intelligenza artificiale, questi i temi più dibattuti negli ultimi tempi, temi che certamente rivestiranno un ruolo nel percorso evolutivo del web.</p>
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		<title>Brand Reputation nell&#8217;era del Web 2.0</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 19:17:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brand Design]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;avvento del web 2.0 ha inaugurato un nuovo paradigma nella comunicazione del Brand. Nel web 2.0 quello dei social network, dei blog, delle community, il rapporto tra consumatore e Brand diviene relazione tra pari, annullando sempre più l&#8217;effetto della comunicazione monodirezionale da Brand a consumatore veicolata dalla pubblicità sui media tradizionali.<br /> La pubblicità su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-229" title="Brand reputation" src="http://www.confinigrafici.it/cgblog/wp-content/uploads/2011/12/brand_reputation-150x150.jpg" alt="Brand reputation e social network" width="150" height="150" />L&#8217;avvento del web 2.0 ha inaugurato un nuovo paradigma nella comunicazione del Brand. Nel web 2.0 quello dei social network, dei blog, delle community, il rapporto tra consumatore e Brand diviene relazione tra pari, annullando sempre più l&#8217;effetto della comunicazione monodirezionale da Brand a consumatore veicolata dalla pubblicità sui media tradizionali.<br />
La pubblicità su Tv, radio, stampa, sembra perdere rapidamente la propria efficacia di fronte ad un pubblico (stay connected) abituato a scambiare nei luoghi virtuali della rete informazioni, opinioni e  idee su prodotti, servizi e Marchi.</p>
<p>In un simile contesto la gestione della Brand Reputation (oggi e-reputation o digital  reputation) ad opera dell&#8217;Azienda comporta il dispiego di mezzi e strategie completamente differenti rispetto a quelle conosciute  nelle PR e nel Marketing tradizionali.</p>
<p>Se da un lato infatti i social network rivestono un ruolo strategico rispetto al marketing e alla fidelizzazione del Cliente, dall&#8217;altro consentono al consumatore di agire liberamente con iniziative capaci di influire positivamente o negativamente sulla reputazione del Brand, iniziative che possono avere anche grande risonanza in ambienti di per se virali come per esempio Twitter o Facebook.</p>
<p>Alla base della strategia di gestione della Brand reputation on-line sta la conversazione. L&#8217;Azienda deve dialogare (è senz&#8217;altro un must) con gli stakeholder (Clienti, fornitori, opinion leader)  mostrando:</p>
<ul>
<li>consistenza,</li>
<li>capacità di ascolto,</li>
<li>interesse,</li>
<li>sincerità,</li>
<li>rispetto per gli interlocutori.</li>
</ul>
<p>Il dialogo con il Cliente diventa poi un&#8217;attività critica assolutamente irrinunciabile nei casi di dissenso, tanto più importante quanto più la reputazione risulta minacciata; in queste situazioni l&#8217;Azienda deve essere in grado di fornire risposte adeguate e tempestive approntate a criteri di totale trasparenza.</p>
<p>Altro fattore chiave parte integrante della strategia è naturalmente la capacità di monitorare la reputazione sul web, compito non semplice, ma estremamente importante.<br />
La rete stessa mette a disposizione numerosi strumenti di monitoraggio della reputazione on-line, ma è bene osservare che in questi  casi l&#8217;approccio umano è senz&#8217;altro migliore di quello software, in quanto a capacità di giudizio.</p>
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